Concorso drammaturgia

                      CONCORSO  “IL CANOTTO PARLANTE”

                                       Presentazione

Il tema dell’immigrazione è globalizzazione, cronaca quotidiana di casi di emarginazione, dati di flussi, di violenza consumata, di integrazione mancata, è una questione politica, un disagio sociale cavalcato  e reale, è senso di insicurezza percepito e artatamente voluto.

Il teatro spesso analizza il tema in un contesto di denuncia sociale, di reazione artistica a politiche insensate di non accoglienza, un po’ meno nel rapporto tra ancestrale diffidenza nel diverso e apertura al mondo e a popoli che non conosciamo, tra paura di perdere la propria identità e benessere economico e desiderio recondito di condividerlo attraverso forme di solidarietà convinta e non di facciata; temi questi ultimi lasciati ai reportage televisivi con i conseguenti limiti che derivano dal far prevalere rabbia ed emozione collettivi rispetto a percorsi  individuali di comprensione

Obiettivo del concorso è quello di consentire a giovani autori teatrali di analizzare il tema dell’immigrazione dal lato della condizione individuale dell’uomo moderno, quella che costituisce il substrato dei fatti di cronaca, quello che vive tutti i giorni in quella linea sottile che esiste tra tolleranza e indifferenza, tra forme di respingimento dichiarate e slanci di umanità inaspettati, tra vivere in un mondo protetto da contaminazioni ed esigenza di arricchirsi attraverso la comprensione di nuove culture.

Bando del concorso.

                                                                       Tema

Su scenari onirici e immaginifici una scialuppa di salvataggio di una nave da crociera forse speronata o affondata vede presentarsi i suoi naufraghi-miraggi. Il Dio del mare li ha voluti salvare. Non sanno dove sono, sperano in qualche imbarcazione mercantile o peschereccio o in navi di capitanerie di porto. Non sono abituati a sopravvivere e si lasciano andare. L’unica cosa che possono fare è raccontarsi, parlarsi addosso, piangere, urlare, pregare, ascoltare in silenzio il suono vero di quel mare che non avevano mai percepito passeggiando in quella divertente città galleggiante nell’immenso oceano.

La condizione di solitudine in mezzo al mare li porta a pensare a coloro che vedevano sempre in televisione, li porta a confrontarsi con la disperazione. Ora i loro volti spauriti si accavallano a quelli degli emigranti. Riescono a capire l’importanza del mondo che hanno lasciato, la paura di non poterci tornare.

I loro destini nelle mani di un uomo e di una ragazza forse periti o forse sopravvissuti per colpa dell’indifferenza alla pietà della società evoluta, dell’arroganza della ragion di Stato, dell’impotente lotta esistente tra il puerile desiderio incondizionato di aiutare e la forza imbecille di dimostrare che in nome del potere e del consenso l’umanità si può ancora sacrificare.